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La Fragilità del Ferro
di Fabiana Causin

Nel percorso creativo di Sandra Grandesso l'arte tribale assume un valore evocativo di grande intensità e seduzione, il fascino esercitato da culture a noi lontane è frutto dei suoi viaggi che diventano motivo di suggestioni cromatiche e formali. L'India, l'Africa e l'America latina, luoghi più volte visitati dall'artista, offrono scenari capaci di interpretare il proprio mondo interiore e le opere intrise del mistero della cultura tribale diventano l'esito ultimo dei suoi viaggi. In questa direzione le creazioni di Sandra Grandesso sembrano rinverdire l'antico legame tra arte e artigianato ove quest'ultimo viene innalzato al rango di vera e propria arte ed è in questo equilibrio che l'autrice ama raffrontarsi in maniera diretta con la materia, utilizzando pochi mezzi per forgiare, piegare e tagliare il ferro, il cui spessore misura solo pochi millimetri. L'artista si pone in confronto con le leggi naturali difficili da contrastare, quando sceglie il ferro quale materiale ostico da lavorare, i cui vincoli sono la poca malleabilità e, conseguentemente, la difficoltà a rendere la terza dimensione, obiettivo da sempre ricercato nelle sue opere.
Vincere il ferro, significa vincere se stessa, combattere e superare i propri limiti, dimostrare la propria forza e riuscire a "raggiungere spazi di autonomia e indipendenza sociale". Una lotta che vede come antagonisti l'autrice e se stessa, la donna e la società, la persona e il proprio destino e le opere di Sandra Grandesso più volte sembrano ricordarci che la pace si raggiunge solo se a imporsi è l'individuo con i suoi sogni, le sue aspirazioni e il suo senso di autodeterminazione.
Dal punto di vista formale la tridimensionalità, o la ricerca della stessa attraverso vari espedienti, è un obiettivo che ritorna in tutte le creazioni di Sandra Grandesso, per questo motivo l'artista fa sporgere delle lastre di ferro dai contorni irregolari dal piano metallico in modo da creare il senso di profondità e nella superficie volutamente scabra, resa irregolare dall'ausilio di altri materiali (sabbia, terre o zucchero), si può ravvedere questo continuo tentativo di far emergere i piani in modo da rendere il rapporto con le opere anche di stampo tattile.
Le sagome ferrose prendono forma come silhouette, o come filo avvolto in gomitoli che si chiudono in se stessi in cui il metallo convive con materiali vari che derivano dalla natura, dal campo alimentare o da quello artificiale, sono mescolanze da lei create, frutto del piacere estremo di rapportarsi a materiali di uso quotidiano che perdono il loro originario utilizzo per assumere un valore altro.
Nascono in questo modo i gomitoli, soggetti cari a Sandra Grandesso, che rappresentano l'essenza delle cose, il senso di nascita e di rinascita, le potenzialità che possono essere sì inespresse, ma anche fonte di sorprese positive, il bozzolo da cui prende forma la farfalla, il generarsi delle cose, una forma primordiale in cui è racchiusa la vita, la maternità. La stessa artista sostiene in proposito "nel mio lavoro le crepe, i tagli, le spaccature sono le nostre disillusioni, le nostre paure, le nostre ferite e le nostre amarezze, che vengono vinte e superate dalla formazione dei bozzoli, segno di speranza, di nuova continuità e di fiducia verso la vita". Le opere vivono dell'equilibrio, talvolta instabile, tra la positività rappresentata dai gomitoli e l'aspetto più disarmante delle brecce e dei contorni irregolari che esprimono il lato più aspro del vivere, una convivenza, che è una lotta continua in cui vincitori e vinti si cambiano di ruolo.
Le figure di Sandra Grandesso si aprono e si chiudono al mondo in un contraddittorio gioco di alternanze umorali, forme in espansione succedono a forme che tendono alla sintesi più estrema. Le ampie figure di Sandra Grandesso sembrano voler urlare, donne alzano le mani al cielo nel vago tentativo di reclamare attenzione o aiuto, la posizione dei corpi sembra richiedere l'accompagnamento di un suono e nello stesso tempo sembrano incapaci ad emetterne, altre volte le figure sintetizzate in linee con teste-gomitolo sembrano non ambire a nulla se non al silenzio, alla tranquillità, oppresse dallo spazio sono chiuse in se stesse, senza la volontà o l'interesse di comunicare e di rapportarsi con l'esterno.
Il senso delle cose è racchiuso nell'artista, nella sua personalità che trapela in tutti i suoi soggetti ove emerge ora come moglie, come madre e, soprattutto, come donna ed è attraverso la rappresentazione sintetica di figure umane, maternità, cervelli e maschere che l'artista donna scava all'interno dei suoi timori, delle sue ansie, del suo profondo senso di autonomia e di libertà.
I soggetti scelti sono simboli della propria esistenza, metafore di stati d'animo e sensazioni, un modo per ritrarre se stessa discendendo nella propria coscienza dell'esistenza. Apparentemente l'arte e la vita di Sandra Grandesso sembrerebbero percorrere due diverse direzioni, più intimista, melanconica e angosciante la prima, mentre l'aspetto caratteriale presenta una persona solare, estroversa e comunicativa. L'arte per Sandra Grandesso è un mezzo per addentrarsi nella propria interiorità che non sempre presenta i lati migliori, e nel momento in cui fa questo si prende del tempo, quel tempo che non sempre è permesso avere durante la vita, ma che per l'artista diventa necessario nel momento in cui crea, così le sue opere risultano il frutto di un lavoro lento e meticoloso, lontano dal frenetico e sincopato procedere del vivere.
Il modo in cui opera è attento ai dettagli, non solo nel momento in cui taglia in modo volutamente scabro le superfici, ma anche quando si accinge alla parte decorativa, facendo seguire puntini colorati che solo nel loro succedersi creano raffigurazioni geometrico-astratte che nell'insieme compongono una rete, una trama, un ornato decorativo che le contraddistingue, che le identifica in quanto codice personale e alfabeto distintivo dell'arte di Sandra Grandesso.
I puntini, come la stessa artista sostiene, sembrano in un certo modo tracciare le esperienze della vita "i disegni policromi sono come segni della memoria, esili simboli di conservazione, punti di partenza", la superficie metallica diventa così il tempo ritmato dalle orme dei fatti che scorrono lasciando di loro solo il ricordo.

 
 


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